Recovery plan e mercato immobiliare

ecco come sarà la casa italiana del futuro

I fondi del Recovery Plan sono una opportunità unica per ridefinire il mercato immobiliare e in generale lo stile di vita urbano in senso sostenibile e smart, recuperando il senso di comunità che contraddistingue l’Italia. Ma occorre fare attenzione alle insidie che possono impedire il pieno sviluppo di una occasione irripetibile.
Quale sarà l’impatto del Pnrr sul concetto di città? Credo sia in atto una sorta di rivoluzione industriale; con il Recovery Plan è partito un iter che cambierà il paradigma di diverse industrie. L’industria immobiliare in particolare ha grande impatto ambientale ed energetico e per forza di cose dovrà interiorizzare le nuove regole di sostenibilità e Esg, non solo perché ce lo impone la Ue, ma anche perché ce lo chiede il mercato. Oggi, infatti, dal punto di vista commerciale, la differenza la fanno le realizzazioni ecosostenibili, il risparmio energetico, le soluzioni che prevedono nuovi modi di concepire la città nel senso di un adeguamento sociale ed economico alle nuove esigenze dell’abitare.
Come si trasformeranno le città nel prossimo futuro? Da un lato abbiamo l’impegno ad abbattere l’impronta di carbonio totalmente entro il 2050, dall’altra abbiamo spinte demografiche che riempiranno le città. Questo impone un ragionamento in termini di requisiti per una urbanizzazione senza isole di calore, consumo di suolo, deforestazione e aumento delle emissioni. Tale transizione avverrà se le risorse verranno investite correttamente, con la giusta sinergia tra pubblico e privato.
Di pari passo, come si è evoluto il concetto dell’abitare dopo il covid? Si sta rivalutando la possibilità di vivere in spazi flessibili dentro casa, integrati da zone condominiali condivise per il recupero della socialità e inserite in un contesto urbano ricco di servizi e collegamenti per vivere la città. La nuova normalità è fatta di case intelligenti, spazi condivisi all’interno dei residence per il gioco, il wellness, il coworking, e quartieri dotati di parchi, centri commerciali e mobilità flessibile (car e bike sharing) che consenta di mantenere i collegamenti con il resto della città limitando l’inquinamento. La nuova normalità, insomma, è fatta non più del chiudersi in casa sia per vivere che per lavorare, come abbiamo imparato con il covid, ma di una integrazione del vivere e lavorare flessibile nelle diverse dimensioni dell’abitare.
Quindi come devono essere le case del futuro? A livello di progettazione, l’abitazione prevede flessibilità per le zone living e zone notte, così come logge e terrazzi per creare spazi vivibili tutto il giorno e tutto l’anno sia per abitare che per lavorare. Il tutto con un occhio all’efficienza energetica. A livello tecnologico, la connessione con fibra garantisce l’uso di applicazioni per videosorveglianza, prenotazione di spazi comuni e servizi, domotica e smart working. Ma la casa deve essere “smart” a livello tridimensionale, ovvero garantire comodità all’interno, ma anche integrazione a livello di condominio, di quartiere e di città.
Fonte Idealista
Tratto da Intervista a
Attilio di Cunto, Ceo di Euromilano

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